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NVivo | Analisi Tematica dei dati delle interviste

6 modi in cui NVivo può facilitare il tuo lavoro

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Scopri come condurre, passo dopo passo, un’analisi tematica delle interviste, e come gli strumenti basati sull’AI di NVivo possano semplificare e velocizzare il tuo lavoro di ricerca.

Fonte: Thematic analysis of interview data: 6 ways NVivo can help


Introduzione

Le interviste sono uno strumento fondamentale per raccogliere dati qualitativi, poiché permettono di comprendere come i partecipanti pensano, agiscono e interpretano le proprie esperienze. Analizzare questi dati richiede un processo strutturato, in grado di gestire risposte aperte e allo stesso tempo di individuare i pattern che emergono durante la revisione.

L’analisi tematica è uno degli approcci più diffusi per interpretare i dati qualitativi. Consiste nel codificare le trascrizioni e costruire temi significativi che aiutano a capire cosa conta davvero per i partecipanti. Questo metodo è particolarmente utile nelle interviste approfondite, soprattutto quando gli obiettivi della ricerca includono la descrizione di esperienze condivise o l’esplorazione delle differenze tra le risposte.

Sebbene l’analisi tematica possa essere svolta manualmente, software per l’analisi dei dati qualitativi (QDA) come NVivo offrono strumenti avanzati per organizzare le informazioni, gestire la codifica su più file e tracciare le decisioni durante l’intero processo. In questo articolo illustreremo come condurre un’analisi tematica sui dati delle interviste, le sfide più comuni affrontate dai ricercatori e sei modi specifici in cui NVivo supporta ogni fase dell’analisi.

Cosa sono i dati delle interviste nella ricerca qualitativa?

I dati delle interviste consistono nelle risposte fornite dai partecipanti durante interviste individuali o di gruppo realizzate nell’ambito di un progetto di ricerca. Queste interviste sono generalmente semi-strutturate o aperte, permettendo ai partecipanti di esprimere liberamente pensieri, opinioni ed esperienze con le proprie parole. I ricercatori utilizzano questi dati per comprendere prospettive individuali su un determinato tema, analizzare come le persone prendono decisioni o ricostruire il modo in cui il significato viene modellato dal linguaggio.

I dati grezzi sono solitamente raccolti tramite registrazioni audio o video, che vengono successivamente trascritte in testo per l’analisi. Le trascrizioni includono spesso non solo le parole pronunciate, ma anche pause, esitazioni ed enfasi, elementi che possono essere rilevanti ai fini dell’interpretazione. A seconda del modello di ricerca adottato, le interviste possono seguire una guida di domande coerente tra i partecipanti oppure adattarsi al flusso della conversazione.

Rispetto alle risposte standardizzate dei questionari, i dati delle interviste non sono strutturati e possono variare significativamente per contenuto e dettaglio. Un’unica intervista può raccogliere racconti personali, riflessioni, contraddizioni o punti di vista in evoluzione. Questo rende le interviste ricche di significato, ma talvolta complesse da analizzare. I ricercatori sono spesso alla ricerca di schemi, categorie o frasi ricorrenti che aiutino a comprendere il modo in cui partecipanti interpretano il tema oggetto di studio.

Dato che le interviste prevedono un’interazione diretta, il ruolo dell’intervistatore è fondamentale. La formulazione delle domande, il tono utilizzato e gli spunti di approfondimento possono influenzare le risposte. Questi fattori devono essere presi in considerazione quando si interpretano i risultati. Per questo motivo, i dati delle interviste vengono spesso utilizzati insieme ad altre fonti qualitative, come appunti sul campo, trascrizioni di focus group o risposte aperte a questionari.

In molti studi, le interviste rappresentano la principale fonte di dati, perché forniscono racconti dettagliati difficilmente catturabili tramite misure standardizzate. Sono particolarmente utili per indagare tematiche nuove o sensibili, dove il linguaggio e il punto di vista dei partecipanti offrono insight che metodi più rigidi non potrebbero rivelare. Che siano condotte di persona, online o al telefono, le interviste restano uno dei metodi più utilizzati per generare dati qualitativi contestualizzati e centrati sul partecipante.

Metodi più comuni per l’analisi delle interviste

Esistono diversi approcci per analizzare i dati delle interviste nella ricerca qualitativa. La scelta dipende dalla domanda di ricerca, dal tipo di intervista condotta e dal livello di interpretazione richiesto. Alcuni metodi si concentrano sullo sviluppo di teorie, mentre altri mirano a descrivere schemi comuni o ad esaminare l’uso del linguaggio.

I cinque metodi più popolari per l’analisi dei dati delle interviste sono:

  • Grounded Theory (Teoria Fondata sui Dati)
  • Narrative Analysis (Analisi Narrativa)
  • Content Analysis (Analisi del Contenuto)
  • Discourse Analysis (Analisi del Discorso)
  • Thematic Analysis (Analisi Tematica)

Grounded Theory 

La Grounded Theory è un metodo induttivo che si concentra sullo sviluppo di teorie a partire dai dati qualitativi, piuttosto che sulla verifica di idee preesistenti. I ricercatori iniziano codificando i dati riga per riga e identificando i concetti emergenti. Questi concetti vengono poi raffinati attraverso il confronto costante con altre parti dei dati e, nel tempo, raggruppati in categorie più ampie e collegati tra loro per costruire un modello teorico.

Il processo comprende codifica aperta, redazione di memo e campionamento teorico, in cui i ricercatori raccolgono ulteriori dati in iterazioni successive per sviluppare e verificare le categorie emergenti. La Grounded Theory è particolarmente utile quando si vuole spiegare processi, azioni o relazioni, anziché limitarsi a descriverli. Questa metodologia si adatta bene ai dati delle interviste che raccontano come le persone prendono decisioni o reagiscono ai cambiamenti nel tempo.

Narrative Analysis

La Narrative Analysis si occupa di comprendere come i partecipanti danno forma ai racconti delle loro esperienze. Invece di suddividere i dati in numerosi codici o temi, questo approccio considera l’intervista come un unico racconto coerente. I ricercatori analizzano struttura, tono e sequenza degli eventi per capire come le persone attribuiscono senso alle esperienze vissute.

Questo metodo si dimostra efficace per la condivisione di percorsi personali, momenti di cambiamento o eventi significativi. Permette ai ricercatori di confrontare il racconto di storie simili da parte di individui diversi oppure di approfondire un singolo racconto nel dettaglio. L’analisi narrativa è spesso impiegata in psicologia, ricerca sanitaria ed educazione, quindi in contesti in cui cogliere appieno il vissuto dei partecipanti è fondamentale.

Content Analysis

La Content Analysis consiste nell’individuare la presenza, la frequenza o la co-occorrenza di parole, frasi o idee specifiche all’interno di un dataset. Può essere utilizzata per descrivere tendenze, confrontare risposte o quantificare alcuni aspetti dei dati qualitativi. Con questo metodo i ricercatori applicano codes predefiniti oppure sviluppati in modo induttivo e spesso contano quante volte ciascun code ricorre nel testo.

Sebbene originariamente sviluppata per l’analisi dei media, l’analisi del contenuto è oggi ampiamente adoperata in diversi ambiti. Risulta particolarmente utile quando le domande di intervista sono molto strutturate o quando è necessario confrontare un numero elevato di risposte. Questo approccio funziona bene con domande chiuse seguite da brevi spiegazioni, oppure per analizzare con quale frequenza vengono menzionati determinati temi.

Discourse Analysis 

La Discourse Analysis studia come il linguaggio viene utilizzato per costruire significato, identità o rapporti di potere in un determinato contesto. Piuttosto che concentrarsi su ciò che viene detto, questo approccio si focalizza su come viene detto e su cosa questo rivela riguardo a norme sociali o strutture istituzionali.

I ricercatori che adottano questo tipo di analisi riescono a prestare attenzione a scelte lessicali, struttura delle frasi o figure retoriche, ma anche ad osservare come i partecipanti si posizionano rispetto a se stessi e agli altri durante l’intervista.

Questo metodo è comune in sociolinguistica, studi di critica sociale e ricerca educativa ed è spesso applicato quando le interviste trattano temi legati a identità, disuguaglianza o discorsi istituzionali.

Thematic Analysis

La Thematic Analysis è uno dei metodi più flessibili e ampiamente utilizzati per l’analisi dei dati delle interviste. Consiste nell’identificare schemi di significato, o temi, all’interno di un insieme di dati. Si parte dalla codifica di segmenti di testo significativi e successivamente si raggruppano i codes correlati in categorie più ampie.

Questo metodo è particolarmente efficace per descrivere come i partecipanti percepiscono un determinato argomento, soprattutto quando dalle interviste emergono idee o preoccupazioni condivise. Può essere applicato in modo induttivo, lasciando che i temi emergano dai dati, oppure deduttivo, utilizzando un quadro di riferimento predefinito. L’analisi tematica è impiegata in psicologia, ambito sanitario, educazione e in molti altri campi, supportando sia la descrizione dettagliata sia l’analisi interpretativa.

A differenza della Grounded Theory, la Thematic Analysis non richiede lo sviluppo di una teoria. E a differenza della Content Analysis, non prevede conteggi o quantificazioni. L’attenzione è sul significato piuttosto che sulla frequenza. Grazie alla sua flessibilità e trasparenza, l’analisi tematica è spesso la modalità preferita dai ricercatori che lavorano con trascrizioni di interviste, soprattutto quando si utilizza un software di analisi qualitativa dei dati (QDA) come NVivo per gestire il processo. 

Le principali sfide nell’analisi tematica dei dati delle interviste

L’analisi tematica è ampiamente utilizzata nella ricerca qualitativa grazie alla sua flessibilità, ma applicarla ai dati delle interviste comporta diverse sfide operative e metodologiche che richiedono tempo, attenzione e strumenti adeguati.

Tra le principali difficoltà nell’analisi tematica dei dati delle interviste rientrano:

  • Gestione di grandi volumi di testo

  • Trascrizione lunga e impegnativa

  • Incoerenza nella codifica

  • Passaggio dai codes ai temi

  • Scelta delle voci da valorizzare

  • Garanzia di trasparenza in mancanza di documentazione o strumenti a supporto

Una delle prime sfide riguarda la gestione di grandi quantità di testo. Prima di poter essere analizzate, le interviste devono essere trascritte, un processo che richiede tempo e attenzione e che può generare errori se non svolto con cura. Anche un numero limitato di interviste può generare molte pagine di trascrizioni, rendendo difficile individuare schemi ricorrenti senza una struttura chiara. In assenza di strumenti per organizzare codes e memo, è facile perdere traccia delle decisioni prese nelle fasi iniziali o trascurare idee che emergono più volte.

Un’altra criticità è garantire coerenza nella codifica dei dati qualitativi. Poiché l’analisi tematica si basa sull’interpretazione del significato, i ricercatori devono stabilire quali unità del testo considerare rilevanti e come applicare i codes tra le interviste. Queste scelte possono variare in base all’esperienza o alla prospettiva di chi codifica, soprattutto quando il lavoro viene svolto in team. Senza un codebook o una documentazione chiara delle regole di codifica, mantenere l’affidabilità sull’intero dataset diventa complesso

Affrontare il passaggio dai codes ai temi rappresenta un’ulteriore sfida. Alcuni codes possono sovrapporsi, mentre altri non si inseriscono agevolmente in categorie più ampie. Stabilire se un tema sia effettivamente supportato dai dati o rifletta assunzioni del ricercatore non è sempre immediato. La revisione e il perfezionamento dei temi emergenti richiedono tempo e continui ritorni alle trascrizioni.

L’analisi tematica implica inoltre decidere quali voci mettere in evidenza. Se un partecipante descrive un’idea in modo approfondito mentre altri la menzionano solo brevemente, occorre stabilire come bilanciare i diversi contributi. Allo stesso modo, possono emergere pattern che riflettono punti di vista dominanti, mentre prospettive meno rappresentate rischiano di essere trascurate, portando a risultati che semplificano eccessivamente la ricchezza dei dati.

Infine, anche documentare il processo di analisi può risultare complicato. Senza un registro chiaro delle scelte di codifica, dello sviluppo dei temi e delle revisioni effettuate, diventa impegnativo per gli altri comprendere come l’analisi sia stata condotta. Ciò influisce sulla trasparenza e può ridurre la credibilità dei risultati. L’uso di strumenti come NVivo, che supportano la scrittura di memo, la tracciabilità delle decisioni (audit trail) e l’organizzazione dei codes, consente di gestire queste criticità e di rafforzare il rigore complessivo dell’analisi tematica.

Come condurre un’analisi tematica delle interviste?

L’analisi tematica può essere applicata in modo sistematico seguendo una serie di passaggi che guidano i ricercatori dalla familiarizzazione con i dati fino alla stesura del report. Sebbene il processo possa variare leggermente in base al disegno dello studio, i sei passaggi seguenti forniscono una struttura chiara per lavorare con i dati delle interviste, garantendo un’analisi qualitativa rigorosa e affidabile.

  1. Familiarizzazione con i dati

  2. Generazione dei primi codes

  3. Ricerca e sviluppo dei temi

  4. Revisione dei temi

  5. Definizione e denominazione dei temi

  6. Stesura del report

Step 1: Familiarizzazione con i dati

Il primo passaggio consiste nel leggere e rileggere le trascrizioni delle interviste per prendere confidenza con i contenuti. Se si parte da registrazioni audio o video, può essere utile ascoltarle durante o dopo la trascrizione. In questa fase l’obiettivo è avere una visione generale dei temi trattati, del linguaggio utilizzato dai partecipanti e di eventuali pattern immediatamente evidenti.

I ricercatori spesso prendono brevi annotazioni o memo per registrare le prime impressioni. Non si tratta di iniziare la codifica formale, ma di comprendere la profondità e la varietà delle risposte. Questo passaggio aiuta ad identificare aree di interesse e prepara le basi per le fasi successive.

Step 2: Generazione dei primi codes

Una volta presa familiarità con i dati, i ricercatori iniziano ad assegnare codes a segmenti di testo. Un code è una breve etichetta che coglie l’essenza di ciò che il partecipante sta comunicando. Ad esempio, il commento di un partecipante riguardo alla frustrazione provata nei confronti di un processo potrebbe essere codificato come ‘frustrazione dell’utente’ o ‘barriere all’accesso’.

I codes possono essere descrittivi o interpretativi. In questa fase, si creano solitamente molti codes per rappresentare diverse idee, comprese affermazioni contraddittorie o ambigue. La codifica viene generalmente applicata a brevi estratti, anche se talvolta vengono raggruppati passaggi più lunghi se rappresentano un’unica idea.

I codes possono essere sviluppati induttivamente dai dati oppure basati su un quadro predefinito. In ogni caso, è fondamentale mantenere coerenza: un codebook o un elenco di definizioni assicura che contenuti simili vengano trattati uniformemente in tutto il dataset.

Step 3: Ricerca e sviluppo dei temi

Dopo aver codificato tutte le trascrizioni, il ricercatore esamina l’elenco completo dei codes e inizia a generare i temi, raggruppando codes correlati. Un tema rappresenta uno schema più ampio che coglie un aspetto significativo dei dati in relazione alla domanda di ricerca. Può comprendere diversi codes correlati oppure rappresentare un concetto ricorrente tra le interviste.

Ad esempio, codes come “difficoltà a navigare nel sistema”, “mancanza di supporto” e “istruzioni poco chiare” potrebbero essere raggruppati sotto temi come “problemi di accesso” o “esperienze negative”. Questa fase implica ordinare e confrontare i codes, cercare sovrapposizioni e identificare le relazioni fra di loro.

Strumenti visivi come tabelle, mappe o diagrammi a cluster possono essere utili per organizzare i temi principali e individuare lacune o incongruenze nel raggruppamento delle idee.

Step 4: Revisione dei temi

Una volta individuati i temi preliminari, il passaggio successivo consiste nel raffinarli, verificando se riflettono correttamente i codes e l’intero dataset. I ricercatori rivedono gli estratti codificati e valutano se il tema è supportato da sufficienti evidenze mantenendo una chiara distinzione dagli altri temi.

Alcuni temi potrebbero dover essere divisi, combinati o scartati. La revisione include anche la verifica di come i temi funzionano tra diverse interviste. Un tema solido deve riflettere contenuti rilevanti e ricorrenti, lasciando spazio alle diverse modalità con cui i partecipanti li esprimono.

Questo processo di revisione può richiedere modifiche alla codifica iniziale o aggiornamenti nella definizione dei temi. Spesso è iterativo, in quanto porta i ricercatori a passare più volte dai codes ai dati e ai temi fino ad ottenere una struttura coerente.

Step 5: Definizione e denominazione dei temi

Una volta definiti, i temi devono essere descritti e denominati in modo chiaro. Ogni tema dovrebbe avere un’etichetta concisa e una descrizione sintetica che ne chiarisca il contenuto e il legame con la domanda di ricerca.

Durante questo step si redigono brevi sintesi dei temi, si selezionano citazioni chiave a supporto e se ne evidenziano le differenze. I nomi devono essere abbastanza specifici da guidare l’interpretazione, ma sufficientemente generali da considerare le variazioni presenti nei dati.

Se vengono utilizzati sottotemi, devono essere inclusi all’interno dei temi principali in modo logico. La definizione scritta dei temi prepara alla fase finale di reportistica e supporta la garanzia di trasparenza nelle scelte effettuate.

Step 6: Stesura del report

L’ultimo passaggio consiste nel presentare i risultati dell’analisi tematica. Di solito, la descrizione di ciascun tema è supportata da citazioni tratte dai dati. La stesura deve spiegare come ogni tema si collega alla domanda di ricerca e evidenziare differenze o pattern tra i partecipanti.

A seconda dello studio, il report può includere anche modelli visivi, confronti tra gruppi o collegamenti a quadri teorici. L’obiettivo è presentare l’analisi in modo che i risultati siano chiari, basati sui dati e utili per altri.

Questa fase può includere anche riflessioni sul ruolo del ricercatore, sui limiti dell’analisi e su possibili sviluppi futuri. A questo punto, la struttura tematica dovrebbe essere ben supportata dai dati e comunicata in maniera comprensibile al pubblico di riferimento.

In che modo NVivo può supportare l’analisi dei dati di un’intervista?

Il software di analisi qualitativa NVivo supporta tutte le fasi dell’analisi tematica, aiutando i ricercatori a organizzare, codificare e interpretare i dati provenienti dalle interviste. Offre inoltre funzionalità utili per agevolare la trascrizione, strutturare le risposte e garantire coerenza anche in progetti di grandi dimensioni, rendendo il processo analitico più efficiente e gestibile. NVivo facilita anche il lavoro collaborativo e mette a disposizione strumenti visuali a supporto dell’interpretazione.

In particolare, NVivo consente di:

  • Trascrivere le registrazioni delle interviste

  • Raggruppare le risposte in base alle domande

  • Individuare e organizzare i temi per dare senso ai dati

  • Esplorare le relazioni tra i temi e sviluppare approfondimenti analitici

  • Effettuare confronti tra i partecipanti

  • Mantenere chiarezza e focus rispetto al disegno di ricerca

Trascrizione delle registrazioni delle interviste

NVivo mette a disposizione strumenti per la trascrizione che consentono di convertire automaticamente file audio e video in testo modificabile, con marcatori temporali allineati al materiale originale. Questo consente di risparmiare tempo e riduce la necessità di dover utilizzare software diversi..

Una volta generata la trascrizione, è possibile rivedere e correggere il testo direttamente in NVivo. I comandi di riproduzione permettono di verificare l’accuratezza della trascrizione in fase di editing, mentre i timestamp facilitano l’accesso rapido ai segmenti più rilevanti. Tutti i file trascritti vengono archiviati insieme ai contenuti audio o video originali, mantenendo i dati organizzati in un unico ambiente. NVivo supporta diverse lingue e consente anche di importare facilmente trascrizioni create al di fuori della piattaforma.

Raggruppare le risposte per ciascuna domanda

Quando le interviste seguono un set coerente di domande, le funzionalità di codifica di NVivo consentono di raggruppare le risposte per domanda o per argomento. I ricercatori possono etichettare o applicare l’autocodifica alle risposte di ciascuna domanda, in modo da poterle esaminare insieme per tutti i partecipanti. Questo facilita il confronto tra le diverse risposte allo stesso input.

In NVivo, gli strumenti di autocodifica permettono di suddividere le trascrizioni per partecipante o per singola domanda. Per interviste strutturate, NVivo può rilevare intestazioni o formattazioni dai documenti importati e assegnare automaticamente i contenuti alle sezioni corrette. Questa funzione è particolarmente utile per organizzare grandi dataset e per esaminare le risposte in chiave tematica.

Raggruppare le risposte supporta anche la creazione di codebook e semplifica il processo di costruzione dei temi attraverso più interviste. Garantisce che contenuti simili vengano analizzati insieme, anche quando le interviste differiscono leggermente nel linguaggio o nella lunghezza.

Individuare e organizzare i temi per interpretare i dati

La funzione centrale di NVivo è la codifica del testo in categorie tematiche. Gli utenti possono selezionare porzioni delle trascrizioni e associarle a specifici codes, organizzandoli poi in strutture gerarchiche o cartelle che riflettono le relazioni tra i diversi concetti.

In questo modo possono visualizzare tutti i contenuti associati a un determinato code, confrontare il livello di codifica tra le interviste e modificare, unire o rinominare i codes man mano che i temi si sviluppano. NVivo registra anche la frequenza con cui un code compare, pur riconoscendo che, nell’analisi tematica, la rilevanza non dipende esclusivamente dalla quantità.

Il software supporta sia approcci induttivi sia deduttivi. È possibile iniziare a codificare liberamente oppure partire da un framework predefinito importato come manuale di codifica. Memo e annotazioni permettono di spiegare le scelte analitiche e annotare riflessioni lungo tutto il processo, aiutando a tenere traccia delle decisioni e a garantire una chiara tracciabilità e documentazione dell’analisi.

Individuare le connessioni tra i temi e sviluppare l’interpretazione analitica

Man mano che codes e temi prendono forma, NVivo aiuta i ricercatori a visualizzare le relazioni tra le diverse idee. Gli strumenti Mind Map e Project Map consentono di rappresentare graficamente i collegamenti tra gli elementi del progetto, facilitando l’individuazione di nuovi temi o mettendo in evidenza eventuali lacune nella struttura di codifica.

NVivo include inoltre le Matrix Coding Query, che permettono di mettere a confronto i temi emersi tra partecipanti e gruppi. Queste matrici possono evidenziare la co-occorrenza tra codes o mostrare in quali casi alcuni temi risultano più ricorrenti. Anche gli strumenti per l’analisi della frequenza delle parole e per la ricerca testuale consentono di esplorare più a fondo come i partecipanti usano il linguaggio rispetto ai concetti chiave.

Confronto tra i partecipanti

La funzione Cases di NVivo consente ai ricercatori di associare ai partecipanti attributi demografici o categoriali, come età, genere, area geografica o ruolo. Questo permette di svolgere analisi comparative tra casi direttamente all’interno del software. Attraverso query basate sugli attributi dei cases, è possibile filtrare i risultati e confrontare più facilmente le risposte di diversi sottogruppi.

Le Case Classifications permettono inoltre di applicare variabili e di eseguire tabelle di confronto per osservare come i temi variano tra gruppi differenti. Ad esempio, è possibile verificare se un determinato aspetto emerge con maggiore frequenza in un gruppo demografico rispetto a un altro. Questo tipo di analisi favorisce risultati più articolati e mette in luce la varietà di prospettive presenti nei dati.

NVivo permette anche di confrontare dati all’interno dello stesso case, rendendo possibile osservare come il punto di vista di un partecipante cambi nel corso di più interviste in studi longitudinali.

Organizzazione e focus nel lavoro di ricerca con NVivo

NVivo 15 è progettato per gestire progetti complessi senza perdere di vista il disegno originale della ricerca. Le funzionalità Memo, Annotation e Log supportano la documentazione in ogni fase dell’analisi, permettendo di tenere traccia delle regole di codifica, annotare idee emergenti o riflettere sul proprio ruolo nella ricerca.

Le Framework Matrices di NVivo aiutano a organizzare i dati delle interviste in formato tabellare, con le righe dedicate ai singoli case e le colonne ai principali argomenti o domande. Nella versione 15.3, NVivo ha introdotto per le Framework Matrices i riassunti generati dall’IA e ha reso disponibile questa funzione anche su Mac, semplificando ulteriormente l’analisi cross-case per i team di ricerca qualitativa. Questo formato facilita il confronto tra i partecipanti e mostra come ciascun case abbia risposto a specifiche aree di interesse, risultando particolarmente utile in ricerche applicate o valutazioni in cui i risultati devono essere presentati in modo strutturato.

L’interfaccia di NVivo mantiene collegati file, codes, query e memo all’interno di un unico spazio di lavoro. I ricercatori possono ordinare e filtrare gli elementi del progetto, rivedere fasi precedenti della codifica e documentare le decisioni, riducendo il rischio di perdita di dati o disorganizzazione, soprattutto in progetti di team o studi con dataset di grandi dimensioni.

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